Sono cresciuto in periferia, in strada.
Non è un dettaglio biografico.
È dove ho imparato quasi tutto.
La matematica mi ha mostrato che la precisione non esclude il mistero, anzi lo abita.
Ho scritto codice per decenni, costruendo sistemi che funzionano nell’ombra, invisibili e necessari.
Ho tradotto poesia, perché certe verità non attraversano le lingue senza perdere qualcosa, e quel qualcosa vale la pena cercare.
Ma prima di tutto questo, c’era il Karate.
Non come sport. Come forma di pensiero.
Il Karate tradizionale mi ha insegnato che la forza vera non ha bisogno di dimostrarsi, che la disciplina non è costrizione ma libertà, e che il rispetto per l’altro si pratica, non si dichiara.
Sono un uomo che si fida delle persone.
Lo so che è rischioso.
Lo faccio lo stesso.
Scrivo per capire.
Insegno per restituire.
Vivo cercando la coerenza tra quello che penso e quello che faccio, sapendo che non ci riesco sempre, e che provarci è già abbastanza.